Porto Badisco e la Grotta dei Cervi

Il Salento prima della Storia

In Salento la storia comincia molto, molto prima. Non dal Medioevo, non dai Romani, non dai Greci. Dal Neolitico. Da quando l'uomo non scriveva ancora ma dipingeva sulle pareti delle grotte con il guano dei pipistrelli e l'ocra rossa, lasciando tracce che nessuno ha più cancellato. A circa 6 km da Otranto si trova Porto Badisco, un luogo da cartolina dove la costa rocciosa e selvaggia è baciata da un mare turchese, con sullo sfondo la verde macchia mediterranea tipica del luogo. Qui, dove si pensava fosse sbarcato Enea, sorge la Grotta dei Cervi, un vero e proprio tempio della preistoria.

La scoperta

La Grotta dei Cervi è stata scoperta il 1° febbraio del 1970 da cinque membri del Gruppo Speleologico Salentino di Maglie ed è il complesso pittorico neolitico più imponente d'Europa. In un primo momento le si diede il nome di "Antro di Enea", per via della leggenda secondo la quale Enea sbarcò in Italia proprio a Porto Badisco. Il nome attuale deriva dalle successive scoperte dei pittogrammi. 

Cosa c'è dentro

Sulle pareti della grotta sono raffigurate circa 3000 pittogrammi, dal più piccolo di circa 2 cm al più grande di circa 75 cm, concentrati a gruppi in circa 60 pannelli su entrambe le pareti di tre gallerie, per un totale di 600 metri di percorso. I pigmenti impiegati sono materiali organici e minerali reperiti sul posto: per la maggior parte dipinti di colore nero eseguiti con guano subfossile di pipistrello, e in minor numero di colore rosso eseguiti con ocra rossa ferruginosa. 

La sala più grande mostra pitture nere che raffigurano la caccia dei cervi, strane figure geometriche e soprattutto spirali, simbolo di rinascita. La Grotta dei Cervi presenta anche pareti con raffigurato quello che è chiamato lo Sciamano Danzante, divenuto oggi il simbolo del Salento legato anche al fenomeno del tarantismo, e numerose impronte di mani. Sono piuttosto piccole, lasciate millenni or sono quasi certamente da bambini, e il loro significato è ancora oggi oscuro. 

National Geographic Italia l'ha descritta come la "Cappella Sistina del Neolitico", per ampiezza e intensità del ciclo pittorico.

Non si può entrare. Ma la puoi immaginare.

La grotta con le pitture rupestri è protetta e non accessibile al pubblico. Il modo migliore per viverla è combinare la visita alla baia, una passeggiata costiera e i contenuti 3D disponibili presso il Castello Aragonese di Otranto. L'esposizione vuole ovviare all'impossibilità per il pubblico di accedere alla Grotta dei Cervi: la rappresentazione delle pitture e il virtual tour 3D avvicinano il pubblico a una realtà archeologica importante della Puglia e dell'Italia intera.

La baia

Il motivo per cui Porto Badisco vale il viaggio non è solo la grotta. È la baia stessa: una delle attrazioni di Porto Badisco è la possibilità di gustare frutti di mare freschi, in particolare i ricci di mare. I ristoranti locali offrono specialità di mare preparate con ingredienti freschi e locali. Una caletta selvaggia, acqua limpida, l'aria del Salento adriatico. E sapere che sotto i tuoi piedi, a pochi metri, ci sono disegni vecchi di ottomila anni. 

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